the panic.

The vomit.

la mia ansia è solo rabbia. è ancora quella maledetta furia cieca che non ho saputo sfogare. è la rabbia dell’esistere, dell’essere umani e completi, del desiderare e del provare sentimenti. del trovarsi davanti a qualcuno che potrebbe sopportare la tua esistenza al suo fianco solo se il tuo involucro fosse di suo gusto. tutto quello che sei è un’appendice che devi recidere a mani nude se il tuo corpo non la nasconde a dovere. io dalle notti in cui mi dicevo che avrei dovuto desiderare di essere un’altra ma che invece io volevo solo essere me non ne sono mai uscita. volevo essere me anche se non riuscivo ad ottenere niente, anche se pur non mangiando mai il mio corpo diventava sempre più sgraziato.volevo essere me anche se per avere ciò che desideravo dovevo mentire. tutto quel fondotinta e quei nodi per nascondermi la faccia, forse credevo che non te ne saresti accorto che non ero lei e che volevo ad ogni costo essere me. ma tu quella cazzo di appendice te l’eri tagliata da tempo. e tutta quella fottuta gente che mi dice che allora ero così bella mentre io ricordo solo di essermi scavata il viso fino alle ossa del cranio durante ogni maledetto viaggio in pullman con gli occhi puntati sui finestrini bianchi. per ogni goccia di sangue uscita un grammo di rancore che scivolava dentro e ora ogni minima emozione risveglia quel deposito di umanità rifiutata che vuole ancora uscire, vuole ancora un pezzo di mondo, ma ho paura che non abbia più molta fame di luce e idealismi del cazzo.

ho 22 anni e sento la mancanza delle persone come la sentirebbe un vecchio. mi sembra che siano tutti morti. mi viene da sedermi su una panchina, piegarmi su me stessa nascondendomi il viso con una mano nodosa e singhiozzare nel modo disperato in cui lo fanno le persone anziane. prima mi sentivo così, come se i miei ricordi si fossero mestamente messi in processione dietro un enorme carro funebre e ho dunque pensato che sarei stata meglio vedendo che sono ancora tutti vivi, che non sono passati centinaia di anni. ma ora che so che non solo sono sopravvissuti, ma che hanno anche vissuto esattamente il numero di anni trascorsi dal nostro ultimo incontro, mentre io sono invecchiata e marcita dentro al corpo di un’eterna quindicenne, vorrei strappar loro ogni lembo di pelle che separa le mie mani dalla loro stupida anima per divorarla, cacciarmi un paio di dita in gola e vomitarla.

io ho voluto morire sul serio solo quando ero davvero felice. c’era il sole e mentre tornavo da scuola sorridevo pensando ecco oggi potrei morire. e continuavo a sorridere. la lotta per la sopravvivenza è roba per persone tristi che si conservano per raggiungere giorni migliori in cui lasciarsi morire.

voglio tagliare la gola e bere il sangue di ogni persona felice e talentuosa sulla faccia della terra.

12345»